Esame da avvocato: i codici annotati. Come utilizzarli al meglio

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Nei due articoli precedenti vi ho fornito consigli utili sull’esame di Stato per divenire Avvocato.

Nel primo articolo https://www.hdemos.it/lesame-davvocato-che-stress/ abbiamo esaminato  i modi per superare  lo stress  che l’esame da avvocato scarica su ogni candidato

Nel secondo articolo https://www.hdemos.it/cosa-portare-il-giorno-dellesame/ vi ho fornito  consigli pratici, su cosa portare il giorno dell’esame, al fine di rendere più confortevoli le tre lunghe giornate che dovrete passare nella struttura che vi ospiterà e dove dovrete dare il meglio per risultare vincenti.

Come già detto, a Roma , nell’ultima sessione di esame, sono stati ammessi all’orale solo il 41% degli iscritti.

La percentuale è davvero bassa, considerando che all’esame da avvocato è (ancora) possibile portare i codici annotati con la giurisprudenza.

ESAME DA AVVOCATO E CONCORSO IN MAGISTRATURA

Chi ha sostenuto (o provato a sostenere) il concorso in magistratura  sa bene cosa significa dover elaborare tre compiti sulla base unicamente dei codici e delle leggi.

Mi ricordo di aver visto persone scoppiare a piangere in quanto non avevano avuto la fortuna di prepararsi lo specifico argomento uscito quel giorno ,e,  dopo un paio abbandonare la prova d’esame  con i fogli…completamente bianchi.

Questo situazione di “crisi totale” è possibile riscontrarla durante lo svolgimento di uno dei concorsi più difficili che viene bandito in Italia, come quello in magistratura ,  ma non deve assolutamente verificarsi nello svolgimento del concorso di abilitazione alla professione di avvocato.

I due concorsi sono profondamente diversi  tra di loro.

Nel concorso in magistratura, i temi vengono selezionati sulla base di sentenze spesso poco conosciute, le tracce sono articolate in modo molto complesso, non si hanno i codici commentati a disposizione.

Durante l’esame “non vola una mosca”, la tensione è alle stelle. Non vi è alcuna possibilità di comunicare con chicchessia.

LA SINDROME DEL FOGLIO BIANCO

La sindrome del “foglio bianco” è la prima paura che ti attanaglia, quando, dopo la lettura delle tracce ti rendi conto che non conosci l’argomento prescelto e che i codici a tua disposizione non ti daranno alcun aiuto.

Il foglio ti fissa, tu fissi il foglio, e il tempo passa inesorabile.

Riuscire a portare il ragionamento sul foglio spesso significa anche riuscire, in qualche modo, a portare a termine l’elaborato.

Ma anche laddove si riuscisse ad arrivare a consegnare i tre elaborati sono pochissimi le possibilità di approdare  all’orale.

Le correzioni sono operate dalla Commissione con la massima severità possibile.

Non vi sono compensazioni tra le materie.

Per queste ragioni oltre il 90% dei partecipanti viene bocciato e non di rado i posti messi a bando non vengono coperti.

Diverso il discorso per l’esame di abilitazione alla professione forense.

La tensione è meno forte.  E’ possibile scambiare qualche parola, o chiedere un consiglio anche ai membri della Commissione.

I CODICI ANNOTATI CON LA GIURISPRUDENZA

Ma, soprattutto,  è possibile portare i codici annotati con la Giurisprudenza.

Personalmente, venendo dall’esperienza del concorso in magistratura non mi sembrava vero di poter avere con me il codice commentato, che rappresentava il principale testo su cui studiavo !

Non dico che per me l’esame di abilitazione rappresentò una passeggiata, ma mi ricordo che non ebbi alcuna difficoltà a scrivere i due pareri e redigere l’atto.

Passai scritti e orali alla “prima botta”.

Mentre tanti amici rimanevano “impaludati” non riuscendo a superare gli scritti, nonostante avessero anche una buona preparazione di base con una votazione finale all’Università più che discreta.

Tanti hanno rinunciato, nonostante , a mio parere , sarebbero potuti divenire degli ottimi professionisti.

Ebbene questo non deve succedere.

E’ evidente che la base è una solida preparazione. Ma può non essere sufficiente.

Le nozioni di cui, ognuno di noi è in possesso, devono essere trasportate su di un foglio bianco, assumere una loro forma e un contenuto ben preciso.

La traccia vi chiede un parere, voi lo dovete rendere secondo un ordine che così posso riassumere: breve premessa, inquadramento degli istituti, esame del caso proposto, redazione del vostro parere sul caso proposto, conclusione.

Dovete immaginare una sorta di indice da mini- libro, concentrato ,al massimo in sei pagine di foglio protocollo, scritte colla migliore calligrafia possibile!!!

Quando vi verranno dettate le tracce, mantenete la calma e poi ragionate su cosa vi viene chiesto.

A quel punto entrano in gioco i codici commentati che vi forniranno un aiuto formidabile, allontanando  subito ogni sindrome da foglio bianco.

Non sto a qui a pubblicizzare l’una o l’altra marca, scegliete quella che più vi aggrada.

Attualmente ogni codice annotato, sotto l’articolo presenta una sorta di indice nel quale organizza la Giurisprudenza più rilevante.

Prendiamo ad esempio un delitto tra i più comuni, quale quello della diffamazione.

Comparando due o tre delle case editrici più accreditate , ho avuto modo di vedere che viene presentato un indice composto da non meno di 30-40 paragrafi .

Si parte dal Bene-interesse tutelato, passando per ogni aspetto del delitto (elemento soggettivo, oggettivo, rapporti con le altre fattispecie di reato etc..) sino ad esaminare tutte le casistiche della diffamazione (diritto di critica, di cronaca, diffamazione sul web e così via).

Queste indicizzazioni, praticamente ricalcano quelle dei manuali, solo che invece di mettere il commento dell’autore fanno parlare direttamente i..giudici.

Considerate che un professionista quando prepara un parere o un causa certo non consulta il manuale universitario ma il codice annotato con la giurisprudenza.

Lo stesso fa il Pubblico Ministero e il Giudice.

In pratica se vi dovesse capitare un parere sulla reato che ho indicato prima, ovvero la diffamazione non dovreste altro che fare che riportare i punti dell’indice che più si attagliano al caso proposto e poi selezionare le giurisprudenze relative, copiandole sul foglio.

A quel punto, come per magia vi troverete già quasi tre pagine di foglio protocollo già riempite.

La sindrome da foglio bianco è dunque già superata.

E’ ovvio che a quel punto dovrete ragionare, leggere a fondo le massime della cassazione, rileggere mille volte la traccia per organizzare sistematicamente i concetti ed elaborare un parere che da una premessa possa portarvi alle giuste conclusioni

LA SOLUZIONE E’ GIA’ IN VOSTRO POSSESSO

Vi posso garantire che NON ESISTE TRACCIA CHE NON ABBIA LA SUA SOLUZIONE NEL CODICE ANNOTATO.

Basta saperla trovare ed adattarla al caso concreto.

Si discute di togliere il codice annotato dall’esame da avvocato, proprio perché ai più sembra che l’esame sia troppo facile da superare, poco selettivo.

Il giorno che ciò dovesse succedere, cambierebbero radicalmente i tempi e i modi della preparazione, perché senza  le giurisprudenze annotate,  il candidato è obbligato ad uno studio del tutto differente da quello attuale e che diviene simile a quello del concorso in magistratura.

Quindi non meno di tre anni, per  memorizzare in maniera indelebile gli istituti e poi per studiare e ricordare le giurisprudenze più importanti.

Ma allo stato odierno, per quanto mi riguarda rimane un mistero come  mai che più della metà degli esaminandi , all’esame da avvocato, non superi la prova scritta.

IL METODO HDEMOS

Il metodo  HDEMOS , vi insegna ad usare al meglio questo strumento formidabile che è costituito dal codice commentato e che una miriade di volte non viene utilizzato al meglio dall’esaminando.

Le lacune della preparazione possono essere colmate da un uso ottimizzato del codice annotato.

Solo che si deve essere in possesso di un metodo che possa insegnarvi a maneggiare uno strumento che di per sé solo è in grado di farvi superare qualsiasi prova scritta.

Provare per credere

 

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