Angelo Izzo, il “mostro del Circeo”, indagine criminologica di un serial killer.

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ANGELO IZZO. UN SERIAL KILLER ITALIANO

Il femminicidio ha da sempre rappresentato un grave vulnus per ogni consesso civile. Ormai da anni il nostro ordinamento appresta strumenti sempre più efficaci per evitare la strage di donne che ogni anno colpiscono la nostra società.

In questo contesto non possiamo dimenticare quattro orribili omicidi che hanno segnato per sempre la cronaca nera del nostro paese e che hanno avuto come principale attore, Angelo Izzo, un uomo “che odia le donne”.

Angelo Izzo viene collegato a due stragi che hanno avuto grande impatto mediatico ossia la strage del Circeo e quella di Campobasso.

Tra queste due fasi omicidiarie vi è stato un periodo di detenzione che, come vedremo, ai fini della nostra analisi, sarà di fondamentale importanza

Prima di giungere allo studio della personalità criminale di Angelo Izzo appare opportuno ripercorrere brevemente,  la sua storia .

Angelo Izzo, nasce nel 1955. La sua residenza è collocata nel quartiere Parioli, ovvero quella che all’epoca era definita la “Roma bene”; il padre è un ingegnere edile e la madre, laureata in lettere, non lavora per prendersi cura della famiglia. Di certo non può dirsi che Izzo abbia vissuto in un ambiente disagiato né da un punto di vista familiare né scolastico; ha frequentato le scuole migliori, quelle più costose ed aveva una cerchia di amici che lui ha più volte specificato fossero come fratelli.

Unico neo, soffriva di una malformazione genitale che gli procurava uno stato di impotenza sessuale.

Sin da giovanissimo si avvicina agli ideali nazi-fascisti e ritiene che solo i suoi amici fraterni possano essere alla sua altezza, non di certo le donne che considera quale strumento di divertimento e che ritiene inferiori; in un passo tratto da un suo memoriale si legge: “Credo che lo stupro abbia a che fare con gli istinti primordiali dell’uomo. La caccia, l’inseguimento, la cattura, la preda calda, spaventata, tremante, la mia eccitazione si fonda su questo subdolo e umiliante meccanismo: il possesso. La donna che è dominata, la schiavitù, l’inseguimento del tuo solo piacere (…)” ed ancora “(…) l’unica cosa che mi sento di ricordare di quei tempi di positivo è che credevamo molto in un’amicizia (…) una forma di fraternità che si era creata,(…) il gruppo … ecco noi lo vivevamo molto fortemente questo (…)”.

Si potrebbe ipotizzare, sotto il punto di vista criminologico-scientifico, che l’amicizia di cui parla Izzo sia più propriamente connessa ad una omosessualità latente che sfocia in una forma di violenza e atrocità di gruppo; gli stupri commessi, come egli stesso afferma, sono infatti una quotidiana abitudine condivisa con i due amici, anche se quelli effettivamente denunciati sono solo due e sono stati consumati con lo stesso modus operandi: le due vittime vengono abbordate, accompagnate in un’abitazione, costrette ad avere rapporti sessuali con i tre e poi ricondotte a casa dove vengono altresì minacciate di tacere sull’accaduto.

Izzo non commette mai qualcosa da solo infatti ciò che lo fa sentire importante ed allo stesso tempo al sicuro è proprio il “branco” con il quale sono frequenti anche gli episodi di bullismo che portarono per esempio al suicidio di un quattordicenne preso sempre più spesso di mira dai tre.

Izzo uccide per la prima volta da molto giovane, a soli 19 anni facendosi forte delle idee politiche che abbracciava ossia convincendosi di appartenere alla classe dei “dominanti” ossia di coloro che possono schiacciare gli appartenenti alle altre due classi sociali cioè i “poveri cristi” e i “pidocchiosi”.

Ebbene Angelo Izzo, appartenendo agli estremisti di destra, in un’intervista con Franca Leosini si descrive come “uno di quelli che erano per i campi di concentramento” e per lui ed i suoi amici le donne erano “dei pezzi di carne, delle non persone”.

Si può ritenere che nella concezione di classi sociali di Izzo così delineate fosse del tutto lecito per lui e i compagni stuprare, picchiare e seviziare le donne ma che nel loro mirino ci fossero quelle appartenenti alle classi da schiacciare; ciò significa che verosimilmente le loro vittime non appartenevano alla Roma bene quella dei “pariolini” ma che invece fossero ragazze magari di provincia, di una classe sociale da loro ritenuta bassa e da dominare. Proprio così è stato per Donatella Colasanti (unica sopravvissuta) e Rosaria Lopez, la prima studentessa e la seconda barista, entrambe del quartiere popolare della Montagnola, che avevano preso un caffè in un paio di occasioni con Izzo e Guido. Questi ultimi le invitano il 29 settembre 1975 ad una festa a casa di un amico fuori Roma; si tratta di Villa Maresca che affaccia sul promontorio del Parco del Circeo.

LA MATTANZA DEL CIRCEO

Giunti sul posto e dopo una mezz’ora di chiacchiere la situazione muta. I due ragazzi, che tra l’altro erano sotto l’effetto di stupefacenti, tirano fuori la pistola e obbligano le due ragazze ad avere più volte rapporti orali con loro. Le anfetamine, di cui avevano fatto uso, causano gravi effetti sul sistema nervoso tra cui: eliminazione del sonno, della fame e della fatica iperattività, eccitazione e disinibizione.

In un’intervista del Messaggero del 3 ottobre 1975 Donatella racconta: “Angelo si avventava su di me nel tentativo di eccitarsi, ma si vedeva (erano tutti nudi) che nemmeno la mia frenetica reazione riusciva a smuoverlo. Gianni, invece, si eccitava; ma, o per non mettere in imbarazzo l’amico o perché non gli piacevo non veniva al sodo e mi lasciava stare. Io però queste cose, lì per lì, non le capivo. Quel che mi preoccupava era di uscire sana e salva da quell’inferno. E mi aggrappavo a tutto, difendendomi con tutte le forze. Ho chiesto anche aiuto a Jacques (Andrea Ghira), ad un certo punto, quando me la son vista brutta. Jacques ci teneva a passare per il capo e non esitava a dare ordini. Lasciatela stare – diceva – e gli altri stavano buoni. Ma poi lui si allontanava e quelli ricominciavano daccapo. Ripeto, senza venire mai al sodo. Forse erano dei maniaci, dei sadici che godevano soltanto a vedermi soffrire”.

Dopo le violenze le ragazze vengono rinchiuse in bagno nude e spaventate. All’alba, dopo aver fatto nuovamente uso di droghe i due giovani ricompaiono iniziando a colpire le due ragazze con calci, pugni, schiaffi e sevizie fino a quando non arriva anche il capo Andrea Ghira che “sceglie” Rosaria e la porta in un’altra stanza, dove viene stuprata.

A questo punto le ragazze dovevano essere fatte addormentare e pertanto vengono drogate tuttavia la sostanza stupefacente su Rosaria non sortisce effetti di sorta e pertanto viene intorpidita da Izzo e Guido fino ad affogarla nella vasca da bagno. A Donatella viene invece legata una cinta di cuoio intorno al collo e viene presa a sprangate, così la giovane capisce che l’unica speranza era quella di fingersi morta. I corpi delle ragazze vengono quindi inseriti nel portabagagli dell’auto di Guido ed i tre tornano a Roma ma decidono di andare a cena e di occuparsi dei corpi successivamente.

Un metronotte, tuttavia, sente un suono provenire dal portabagagli di una Fiat 127 e così chiama i carabinieri i quali dopo aver aperto trovano Donatella con il viso insanguinato, nuda e sporca ed il corpo di Rosaria vicino a lei privo di vita.

I PROCESSI

Durante il processo di primo grado avvenuto presso la Corte di Assise di latina nel 1976 i difensori tentano di appellarsi alle condizioni mentali dei loro assistiti ed in particolare ritengono che Izzo sia portatore di una sindrome ansiosa; tuttavia la Corte condanna tutti e tre all’ergastolo ritenendoli capaci di intendere e di volere.

Nel 1980 il secondo grado di giudizio stabilisce la pena dell’ergastolo per Izzo e Ghira (latitante) e trent’anni di reclusione per Guido (che aveva risarcito la famiglia di Rosaria Lopez e poiché gli vennero riconosciute le attenuanti generiche).

Nel 1983 la Cassazione conferma le sentenze emesse in Appello.

LA DETENZIONE DI IZZO

Durante il periodo della detenzione Izzo si mostra pentito, dicendo altresì di avere vergogna per ciò che ha fatto ed inizia ad integrarsi nel carcere cercando di essere d’appoggio per i nuovi arrivati.

Inizia anche a collaborare con la magistratura: parla della strage di piazza Fontana a Milano, di quella di piazza della Loggia a Brescia e di quella della stazione di Bologna; ha da dire anche su moltissimi omicidi politici di cui però non è mai stato partecipe. Izzo testimonia in più di cento processi dell’epoca, accusando i colpevoli di numerosi reati, tutti riconducibili massimamente all’ambiente neofascista, senza mai aver partecipato ai reati di cui parla. Tuttavia le sue confessioni- fiume hanno ben poco di attendibile ed appaiono più che altro un tentativo di manipolazione del sistema giudiziario mirato alla soddisfazione di un desiderio narcisistico di egocentrismo e ad uno sperato sconto di pena.

Si identifica inoltre in un altro serial killer italiano: Donato Bilancia.

Le infondatezze delle dichiarazioni di Izzo non evitano tuttavia la concessione dei benefici giuridici sperati e concessi ai collaboratori di giustizia e durante uno di essi Izzo evade. Trascorre un mese in giro per l’Europa e viene poi catturato in Francia. Di nuovo in carcere ricomincia a collaborare, si interessa di attività culturali e religiose all’interno dell’istituto e ottiene un parere positivo per la semilibertà. Egli si ritiene un intellettuale e scrive un libro intitolato “The mob” (“La plebaglia”) che viene ritenuto dal criminologo Bruno come un “delirante progetto esistenziale ancora valido”; al fine di poter sommariamente comprendere i temi di cui Izzo si interessa appare opportuno riportare alcuni titoli dei paragrafi: Siamo violentatori seriali, I colpiin banca, L’eroina è bella, Li bruceremo tutti, Stupro omosessuale, Facciamo fuori le pischelle.

LUCA PALAIA

Tuttavia godendo dei permessi premio, Izzo inizia a collaborare con l’associazione “Città Futura” dove conosce il suo prossimo compagno di follie: Luca Palaia figlio di un suo ex compagno di cella. Il rapporto tra i due non è mai stato chiaro in quanto entrambi hanno sempre parlato di un’amicizia ma Izzo ha spesso utilizzato termini forti per descrivere il loro rapporto come ad esempio: “presi tipo una cotta” oppure “rimasi molto affascinato da lui”.

I NUOVI OMICIDI

Giovedì 28 aprile 2005 Angelo Izzo torna ad uccidere; come trent’anni prima, anche qui si serve di due complici uomini (Guido Palladino e Luca Palaia) e le vittime sono ancora due donne (Maria Carmela Linciano e Valentina Maiorano).

I corpi delle donne vengono scoperti per una casualità in quanto Palladino e Palaia vengono fermati per un controllo di ritorno da un viaggio in Puglia e i Carabinieri rinvengono una pistola nell’automobile, così l’uomo confessa di avere delle armi nella casa di sua nonna a Ferrazzano. Giunti sul posto Palladino confessa che lì sono sepolte mamma e figlia.

Durante il processo Palaia e Palladino tentano di far ricadere la colpa interamente su Izzo mentre quest’ultimo descrive l’accaduto in maniera particolareggiata spiegando che inizialmente aveva chiesto a Luca di ammanettare Maria Carmela, accortosi che il ragazzo appariva intimorito, aveva deciso di proseguire lui stesso mettendo un sacchetto in testa alla donna e strangolandola.

Su Valentina (la figlia della donna appena uccisa), Izzo dichiara che la ragazza  doveva essere legata per poterla trasportare nascosta in macchina, dopo di chè le avrebbe messo dello scotch sulla bocca che l’avrebbe soffocata.

In realtà la storia ha inizio nel 1997 quando il marito e padre delle vittime, Giovanni Maiorano (boss pentito della Sacra Corona Unita) conosce Angelo Izzo nel carcere di Campobasso. Maiorano afferma di avergli chiesto, non appena fosse uscito in semilibertà, di aiutare la moglie e la figlia, che si trovavano in grandi difficoltà economiche, a trovare lavoro e un’abitazione; era Izzo stesso che si era offerto di aiutare quella famiglia ma appena uscito dal carcere, stando al racconto di Izzo, Antonella lo assediava, lo assillava, lo perseguitava per qualunque cosa. Izzo haraccontato che “dall’amicizia entrammo in intimità sentimentale, e sessuale. (…) era sempre con la figlia Valentina. E da quasi subito la ragazzina prese a partecipare attivamente ai nostri rapporti carnali. Con Valentina però non ebbi mai rapporti completi …”.

Circa le motivazioni che spinsero Izzo a commettere l’omicidio, lui ne descrive tre: in primo luogo il fatto che Antonella fosse troppo assillante e che voleva cambiasse la natura del loro rapporto ossia che desiderava che Izzo si dedicasse totalmente a lei; in secondo luogo, il voler legare Luca e Guido in qualcosa di grande al fine di evitare la  paura di restare solo ed in terzo luogo, una sorta intimidazione ricevuta da fantasmi che volevano la morte (Izzo lo racconta  in una lettera indirizzata ai suoi avvocati dopo il massacro) e che provocarono in lui un impellente desiderio di uccidere.

Nel 2008 è giunta la condanna all’ergastolo per i due omicidi.

IL CRIMINAL PROFILING

Volendo stilare un profilo criminologico di Angelo Izzo appare opportuno inserirlo nella categoria dei sadici,intendendo con tale definizione una persona che per eccitarsi, anche sessualmente, ha bisogno di sottoporre l’altro al suo completo e totale dominio.

Ciò che in verità eccita Izzo è riuscire a catturare la sua preda senza sopraffazione per poi però dominarla violentemente. Ciò che lo fa sentire forte, tuttavia, è l’approvazione, motivo per il quale non ha mai commesso stupri ed omicidi da solo. Ha bisogno di un gruppo da cui ottenere l’appoggio e l’adulazione per ciò che fa, solo in tal modo si sente forte e soddisfatto. La strage del Circeo non avrebbe avuto senso senza i suoi amici fraterni e lo stesso può dirsi per quella di Campobasso in cui cercava disperatamente di coinvolgere il giovane Luca Palaia.

Appare evidente che fra i tre moventi descritti da Izzo per la strage di Campobasso l’unico che può dirsi reale sia proprio il secondo ossia la necessità di ricreare la stessa situazione che si era verificata anni prima al Circeo ossia tre carnefici dominanti che dimostrano la loro supremazia a discapito di due donne che li hanno seguiti volontariamente ma che sono state inaspettatamente sopraffatte dalla violenza. L’eccitazione di Izzo, in quanto sadico, sorge proprio nel momento dellatrasformazione quando ipoteticamente le donne restano spiazzate dalla sua furia omicidiaria.

Altro profilo da analizzare sembra essere quello dell’omosessualità latente e nascosta, necessariamente nascosta atteso che gli ideali nazi-fascisti di Izzo non potevano permettergli di pensare di avere rapporti con gli uomini e ciò lo ha sempre portato a cercare legami indissolubili con gli uomini di cui si sentiva attratto; lui stesso parla di aver cercato qualcosa di importante che potesse legarlo a Luca Palaia in quanto aveva paura che il giovane lo potesse abbandonare (tanto che il ragazzo aveva da anni una relazione stabile con una donna).

Ritengo inoltre che Izzo possa essere considerato un pluriomicida/killer seriale con disturbi della personalità ma pienamente capace di intendere e volere; i disturbi principali che possono rinvenirsi sono la sindrome maniaco depressiva, il disturbo antisociale di personalità ed il disturbo narcisistico della personalità.

Ci si potrebbe chiedere se Izzo rientri o meno nella categoria dei serial killer la cui definizione secondo l’FBI è quella di “un soggetto che uccide tre o più vittime in luoghi diversi e con un periodo di intervallo emotivo tra un omicidio e l’altro”; ciò che parrebbe optare –a mio avviso non in maniera corretta- per la classificazione nei pluriomicida e non nei serial killer potrebbe essere la mancanza della ripetizione omicidiari; tuttavia c’è da considerare che Izzo è stato immediatamente arrestato a seguito del ritrovamento della Colasanti e della Lopez e che nel momento in cui ha avuto la possibilità di uccidere, ossia durante un permesso premio, lo ha fatto senza esitazione ma anzi ripetendo la ritualità del primo omicidio al Circeo.

CONCLUSIONI

Quanto detto induce a pensare che se Izzo fosse stato latitante con ogni probabilità non avrebbe smesso di uccidere, pertanto non può che concludersi che il modus operandi, l’efferatezza, la ritualità ripetuta nelle due stragi (due vittime donne che li hanno seguiti spontaneamente per poi essere state sopraffatte da tre aguzzini uomini) conducono a ritenere Angelo Izzo un vero e proprio serial killer con perversione sadica e personalità narcisistica.

Tutt’al più può dirsi che Izzo rientri nella serialità che David Lester ha definito “atipica” e le cui caratteristiche principali sono: la possibile commissione del reato in gruppo o in coppia o da un individuo di sesso femminile; una forte capacità di manipolazione e pianificazione delle azioni; la capacità di controllo delle proprie pulsioni e il saper instaurare profonde relazioni con gli altri (si pensi al rapporto di Izzo con i suoi amici fraterni); il non avere sempre un contatto diretto con la vittima ma la possibilità di farla uccidere da altre persone sotto il suo influsso (si pensi al desiderio morboso di coinvolgere Palaia nell’atto materiale di uccidere).

 

Dott.ssa Ludovica Mancini

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